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La Calabria che innova

UniCal nel progetto COMPASS: AI per il cuore dei malati di tumore

Nel campus di Rende, dentro i laboratori del DIMES, i ricercatori stanno progettando qualcosa che i pazienti oncologici non vedranno mai direttamente: un sistema di sensori indossabili capace di leggere il cuore mentre il corpo combatte il cancro. È il contributo dell’Università della Calabria al progetto COMPASS, uno dei più ambiziosi programmi europei mai finanziati nel campo della salute digitale.

COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient ASsistance Solution) è un’iniziativa quinquennale finanziata dall’Unione Europea attraverso l’Innovative Health Initiative (IHI), con un budget complessivo di 50,5 milioni di euro e oltre 60 partner da 25 paesi. Il progetto punta a migliorare la diagnosi precoce e la gestione delle complicanze cardiovascolari nei pazienti oncologici, combinando intelligenza artificiale, imaging avanzato e biomarcatori di nuova generazione.

Un problema reale, spesso trascurato

Chi sopravvive al cancro non è necessariamente fuori pericolo. Le malattie cardiovascolari sono oggi la seconda causa di morte tra i sopravvissuti oncologici: un paziente su quattro trattato con farmaci antitumorali riceve una segnalazione di sicurezza legata a effetti cardiaci o vascolari. Le terapie salvano la vita, ma il cuore ne paga spesso il prezzo.

È il problema che COMPASS vuole affrontare alla radice: non dopo che il danno si è manifestato, ma prima. Attraverso un sistema integrato di monitoraggio continuo, modelli predittivi basati su intelligenza artificiale e percorsi assistenziali che mettono in dialogo oncologi e cardiologi lungo tutto il percorso di cura.

Il progetto è partito il 1° marzo 2026 con un kick-off meeting a Londra, ospitato dal King’s College al St Thomas’ Hospital. Due giorni di lavori per allineare i 60 partner su obiettivi e metodologie. Nei mesi successivi, i gruppi di ricerca — sparsi tra Oxford, Bruxelles, Roma e Rende — hanno iniziato a lavorare in parallelo sulle rispettive componenti.

Il ruolo dell’UniCal: i sensori che parlano al cuore

Il team dell’Università della Calabria lavora sul pezzo più vicino al paziente: i dispositivi. Il gruppo del professor Raffaele Gravina, con i colleghi Giancarlo Fortino, Gianluca Aloi, Claudio Savaglio e il dottor Vincenzo Barbuto, ha il compito di progettare i sensori indossabili che raccoglieranno in tempo reale i parametri fisiologici dei pazienti durante e dopo le terapie oncologiche.

Non si tratta di semplici rilevatori: l’approccio scelto dal laboratorio SPEME del DIMES punta all’Edge AI, cioè all’intelligenza artificiale che gira direttamente sul dispositivo indossabile. Questo significa che l’analisi dei dati avviene in loco, senza aspettare una connessione a un server remoto. Il sistema funziona anche in condizioni di scarsa connettività — condizione non trascurabile se si pensa ai pazienti che vivono in aree interne o rurali, come buona parte della popolazione calabrese .

I dati raccolti dai sensori indossabili alimentano poi modelli predittivi centralizzati che classificano il livello di rischio cardiovascolare del singolo paziente. Il risultato è un sistema di supporto decisionale per i clinici: informazioni in tempo reale su cui basare scelte terapeutiche personalizzate, riducendo le interruzioni delle cure oncologiche causate da complicanze cardiache non previste.

COMPASS: la rete internazionale del progetto

Il consorzio è coordinato accademicamente dal King’s College London e industrialmente da GE HealthCare. Tra i partner figurano eccellenze cliniche come la Fondazione Policlinico Gemelli di Roma — con cui il professor Gravina ha avviato collaborazioni negli ultimi anni — e istituzioni di ricerca come l’Università di Oxford e il Fraunhofer Institute. È un progetto che mette insieme ospedali, università, aziende tecnologiche e organizzazioni di pazienti.

Per l’UniCal si tratta della prima partecipazione a un progetto IHI. Non è un dettaglio secondario: l’IHI seleziona i partner su base competitiva a livello europeo, e la presenza di un ateneo del Sud Italia in un consorzio di questa portata — coordinato da una delle università più prestigiose al mondo — è il segnale di una credibilità scientifica acquisita in anni di lavoro sui sistemi cyber-fisici e sull’intelligenza artificiale applicata.

Il campus di Rende, che chi conosce il territorio sa essere un posto capace di sorprendere — con i suoi laboratori distribuiti tra i “cubi” e una comunità di ricercatori spesso ignorata dai media nazionali — torna così a guadagnarsi spazio nelle reti europee della ricerca avanzata. Non è la prima volta, ma ogni volta pesa.

Perché conta, anche fuori dai laboratori

Un sistema come quello che COMPASS si propone di sviluppare non è solo un avanzamento tecnologico. È una risposta concreta a un’ingiustizia clinica diffusa: il rischio cardiovascolare nei pazienti oncologici viene spesso gestito in ritardo, con strumenti inadeguati, in percorsi che non parlano tra loro. Le cardiologie e le oncologie lavorano ancora troppo in silos.

Un dispositivo indossabile che monitora continuamente il cuore di un paziente in chemioterapia, e che invia segnali di allerta ai clinici prima che i sintomi diventino evidenti, può cambiare concretamente la qualità della vita di quella persona. E ridurre le interruzioni delle cure oncologiche significa, nella pratica, aumentare le probabilità di successo della terapia stessa.

Per l’Università della Calabria, questa partecipazione è anche un’occasione di costruire reti stabili con alcuni dei principali centri europei di medicina di precisione. Reti che, nel medio periodo, potrebbero tradursi in ricadute sul sistema sanitario regionale — un sistema che, come sa bene chi segue la sanità in Calabria, ha tutto l’interesse a costruire ponti con l’eccellenza invece di subirne la distanza.

Domande Frequenti

Cos'è il progetto COMPASS e cosa studia?

COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient ASsistance Solution) è un progetto europeo quinquennale finanziato dall’Innovative Health Initiative (IHI) con 50,5 milioni di euro. Coinvolge oltre 60 partner da 25 paesi e punta a prevenire le complicanze cardiovascolari nei pazienti oncologici attraverso intelligenza artificiale, biomarcatori e dispositivi di monitoraggio continuo.

Qual è il ruolo dell'Università della Calabria nel progetto COMPASS?

Il team del DIMES UniCal, coordinato dal professor Raffaele Gravina, sviluppa i dispositivi indossabili per il monitoraggio in tempo reale dei parametri fisiologici dei pazienti oncologici. Il gruppo implementa algoritmi di intelligenza artificiale direttamente sui dispositivi (Edge AI), garantendo analisi immediate anche in aree con scarsa connettività.

Perché le malattie cardiovascolari sono un problema per i pazienti oncologici?

Le terapie antitumorali — chemioterapia, radioterapia, farmaci biologici — possono provocare effetti collaterali al cuore. Le malattie cardiovascolari sono oggi la seconda causa di morte tra i sopravvissuti al cancro. Un paziente su quattro trattato con farmaci oncologici riceve segnalazioni di sicurezza legate a effetti cardiaci o vascolari.

Quando è iniziato il progetto COMPASS e quanto durerà?

COMPASS ha preso il via il 1° marzo 2026 con un kick-off meeting a Londra ospitato dal King’s College London. La durata prevista è di cinque anni, con attività di ricerca che comprendono trial clinici, sviluppo tecnologico e validazione dei sistemi di supporto decisionale per i medici.

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