Sulla passerella della feluca, sospeso tra il cielo e il mare dello Stretto, il fiocinatore aspetta. Sotto di lui, trenta metri di traliccio metallico che non fanno ombra sull’acqua. In cima alla torre, ventidue metri più in alto, l’avvistatore scruta la superficie e all’improvviso lancia il grido: Passa dabbanna. A Bagnara Calabra e a Scilla, lungo la Costa Viola, la pesca del pesce spada è un rito che si ripete ogni estate da oltre duemila anni.
Il pesce spada di Bagnara Calabra è tra i più rinomati del Mediterraneo. La pesca tradizionale con la feluca, praticata nello Stretto di Messina tra aprile e settembre, consiste nell’avvistare il pesce dalla cima di una torre alta fino a 22 metri, inseguirlo e colpirlo con un arpione lanciato dalla passerella di prua. Questa tecnica, documentata dallo storico greco Polibio già nel II secolo a.C., è rimasta nella sostanza immutata e dal 2024 è Presidio Slow Food.
In questo contenuto:
- Come si pesca il pesce spada nello Stretto di Messina
- I riti della pesca: tra scaramanzia e sacralità
- Le bagnarote: le donne che muovevano l'economia del pesce
- Scilla e il pesce spada: dal mito di Omero ai vicoli di Chianalea
- Il Castello Ruffo di Scilla: fortezza, faro e custode della tradizione
- Il panino col pesce spada: lo street food nato a Chianalea
- Cosa si cucina con il pesce spada tra Bagnara e Scilla
- Dal Gran Galà al Presidio Slow Food: una tradizione che si rinnova
- Come arrivare e cosa vedere tra Bagnara e Scilla
- Domande Frequenti
Come si pesca il pesce spada nello Stretto di Messina
La feluca è un’imbarcazione costruita per un unico scopo: dare la caccia al pesce spada nelle acque tra Calabria e Sicilia. Al centro dello scafo si innalza una torre metallica — la ‘ntinna — sulla cui cima prende posto il ntinneri, l’avvistatore. Dalla prua si estende una lunga passerella a traliccio, fino a trenta o trentacinque metri, sulla quale si posiziona il lanzaturi, il fiocinatore, con il suo arpione a due punte.
Chi si avvicina al porto di Bagnara nei mesi estivi le riconosce subito: le feluche sembrano insetti d’acqua fuori scala, con quell’antenna altissima e la passerella che sporge come un ago dalla prua. Il rumore dei motori che tagliano la corrente dello Stretto è il suono della stagione.
Il meccanismo è fatto di attese lunghe e momenti rapidissimi. L’avvistatore, dall’alto, individua il pesce che nuota a pelo d’acqua — spesso in coppia, maschio e femmina — e dirige l’imbarcazione con i comandi collegati alla sommità della torre. Il fiocinatore avanza sulla passerella invisibile al pesce, perché il traliccio non proietta ombra. Quando la distanza è giusta, lancia l’arpione. Inizia la lotta.
Prima della feluca moderna, si usava il luntru: un’imbarcazione di legno lunga sei o sette metri, dipinta di nero all’esterno per non farsi vedere dal pesce e verde all’interno, con cinque rematori e un arpioniere. Le prime testimonianze storiche risalgono a Polibio, che nel II secolo a.C. descrive vedette appostate sugli strapiombi di Scilla per segnalare il passaggio dei pesci spada ai pescatori sottostanti.
La stagione segue un percorso preciso: da aprile a giugno le feluche battono la costa calabrese, da Bagnara verso Scilla. Da luglio in poi, quando il pesce spada risale, la pesca si sposta verso la sponda siciliana, tra Messina e Punta Faro. Ogni equipaggio ha la propria posta — il tratto di mare assegnato — e la batte avanti e indietro, controcorrente, andando incontro al pesce.
I riti della pesca: tra scaramanzia e sacralità
La pesca del pesce spada in Calabria non è mai stata solo tecnica. È un sistema di codici, gesti e credenze che i pescatori tramandano di padre in figlio. Sulla prua della feluca, ancora oggi, viene posta una palla di legno azzurra o rossa con le stelle dell’Orsa Maggiore dipinte sopra, separate da una fascia bianca: un riferimento all’antica cultura fenicia che nessun pescatore si sognerebbe di eliminare.
Il gesto più carico di significato è la cardata da’ cruci: un segno di croce inciso con le unghie sulla guancia del pesce spada appena catturato. Un atto di rispetto verso l’avversario, prima di issarlo a bordo e ripararlo dal sole per non alterarne la freschezza.
Un tempo, durante le battute, i pescatori intonavano canti in greco antico per attirare il pesce. Quel rito si è perso, ma la gestualità e la gerarchia a bordo restano intatte: il ntinneri comanda, il lanzaturi esegue, e tra i due serve un’intesa che non si improvvisa.
Le bagnarote: le donne che muovevano l’economia del pesce
A Bagnara, la storia del pesce spada non si racconta senza parlare delle bagnarote. Erano — e in parte sono ancora — le donne che trasportavano il pescato in ceste di vimini in equilibrio sulla testa, percorrendo a piedi i sentieri verso i mercati dell’entroterra o raggiungendo in treno i paesi della riviera e della Piana.


La figura della bagnarota compare nel gonfalone del Comune di Bagnara: una donna con la cesta da cui sporge la spada affilata del pesce. Non è solo un simbolo. Lo studioso Rosario Cardone, nel 1873, descriveva queste donne come dotate di grande attitudine al commercio e al baratto, capaci di gestire in autonomia gli scambi economici tra la costa e l’entroterra. Dopo il terremoto del 1783, che devastò il paese, furono le bagnarote a ricostruire il tessuto economico della comunità.
La stazione ferroviaria di Bagnara, fino a pochi decenni fa, era il loro quartier generale. Partivano all’alba con il pescato del giorno e tornavano la sera, pronte a occuparsi della casa e dei figli. Tra le figlie più celebri di questa tradizione femminile ci sono Mia Martini e Loredana Bertè, entrambe nate a Bagnara. Mimì amava ripetere una frase diventata leggendaria: se non avesse fatto la cantante, avrebbe fatto la bagnarota.
Anna Pavia, detta Annuzza, è considerata l’ultima delle bagnarote. Ogni mattina prende il suo cesto con il pescato del giorno e lo vende fino all’ultimo pesce, come racconta lei stessa con la naturalezza di chi non conosce un altro modo di stare al mondo.
Scilla e il pesce spada: dal mito di Omero ai vicoli di Chianalea
Se Bagnara è la capitale della pesca, Scilla è il luogo dove il pesce spada diventa paesaggio, mito e piatto. Il borgo si affaccia sullo Stretto dal promontorio scilleo, lo stesso che Omero racconta nell’Odissea come dimora del mostro che terrorizzava i naviganti. È da queste rupi che nell’antichità le vedette avvistavano i pesci spada e segnalavano la rotta ai pescatori in mare.



Scilla è divisa in due dal promontorio roccioso su cui sorge il Castello Ruffo: da un lato Marina Grande, con la spiaggia lunga e i lidi; dall’altro Chianalea, il quartiere dei pescatori che la CNN ha inserito tra i borghi più belli d’Italia. Il nome Chianalea viene da Piana di Galea, un’antica imbarcazione per la pesca del pesce spada: qui anche la toponomastica parla di questo pesce.
Camminando per i vicoli di Chianalea, le barche sono attraccate sotto le case. Le abitazioni poggiano direttamente sugli scogli e il mare si insinua tra un edificio e l’altro. I ristoranti servono il pesce sulle pedane con palafitte a pelo d’acqua: si mangia con i piedi quasi nel Tirreno e la Sicilia davanti, illuminata la sera come fosse un’altra parte della stessa costa.
Il Castello Ruffo di Scilla: fortezza, faro e custode della tradizione
Il Castello Ruffo di Scilla si erge su un promontorio alto circa ottanta metri sul livello del mare, in una posizione che ne ha fatto per secoli un presidio militare strategico sullo Stretto. La prima fortificazione risale al V secolo a.C., quando il tiranno di Reggio Anassila fece costruire una postazione difensiva dopo aver scacciato i pirati etruschi che usavano la rupe come base per le incursioni.
La fortezza ha attraversato ogni epoca della storia calabrese: greci, romani, bizantini, normanni, angioini, aragonesi. Nel 1533 il castello fu acquistato da Paolo Ruffo, conte di Sinopoli, e la famiglia Ruffo ne fece la propria residenza dal 1620, conferendogli l’aspetto attuale. I terremoti del 1783 e del 1908 distrussero gran parte degli interni, ma la struttura ha resistito.
Oggi il castello è aperto ai visitatori e ospita mostre ed eventi culturali legati alla tradizione locale. All’interno si possono vedere le cucine, le scuderie, i depositi militari e la sala d’armi restaurati, oltre a ricostruzioni e materiali che raccontano la storia della pesca del pesce spada nello Stretto. Dal 1913 il castello ospita anche il faro di Scilla, una torre bianca con base nera gestita dalla Marina Militare che segnala alle navi il punto di ingresso nello Stretto di Messina.
Dalla cima del castello la vista toglie il fiato. Lo Stretto si apre intero: a sinistra la costa calabrese verso Bagnara e Palmi, a destra la Sicilia con le luci di Messina, sotto i tetti di Chianalea e il mare viola al tramonto. È il punto esatto in cui si capisce perché questo tratto di costa si chiama così.
Il panino col pesce spada: lo street food nato a Chianalea
Se la pesca del pesce spada è tradizione millenaria, il panino col pesce spada di Scilla è un’invenzione relativamente recente, ma già diventata un’icona. La storia comincia negli anni Ottanta, quando Rocco Callore, pescatore di Chianalea, ebbe l’idea di grigliare una fetta di pesce spada sul barbecue del suo furgoncino al porto e di infilarla in un panino con pomodoro e salmoriglio, una salsa a base di olio d’oliva, limone, origano e prezzemolo. La ricetta della salsina la custodiva come un segreto.


Da quel furgoncino al porto, il panino col pesce spada è diventato il simbolo gastronomico di Scilla. Oggi lo si trova ovunque: nei lidi di Marina Grande, nelle paninotecche di Chianalea, nei ristoranti con i dehor sugli scogli. Ogni locale ha la propria versione — chi con la ciabatta tostata, chi con lo sfilatino, chi aggiunge capperi, menta o ‘nduja — ma la base resta la stessa: una fetta generosa di spada grigliata al momento, condita con salmoriglio e servita nel pane caldo.
Il riconoscimento più significativo è arrivato con l’inserimento nella Guida Street Food del Gambero Rosso, che ha premiato il panino del Civico 5, la paninoteca aperta nel 2013 dai fratelli Giuseppe e Cesare in un vecchio locale dove il nonno custodiva le reti da pesca. Ordinare un panino allo spada seduti sulla pedana di Chianalea, con le barche dei pescatori attraccate accanto e il castello illuminato sullo sfondo, è una di quelle esperienze che spiegano da sole perché si viene fin qui.
Cosa si cucina con il pesce spada tra Bagnara e Scilla
Oltre al panino, il pesce spada calabrese arriva in tavola in decine di preparazioni. I piatti della tradizione bagnarese e scillese includono gli involtini di spada — farciti con pangrattato, capperi, olive e prezzemolo, cotti sulla brace o al forno —, la parmigiana di spada, il pesce spada alla ghiotta con pomodoro, capperi, olive e origano, e i paccheri con melanzane, pomodorini e spada.
L’abbinamento più azzardato della cucina bagnarese contemporanea è quello tra pesce spada e Torrone di Bagnara IGP: due eccellenze dello stesso paese che, nelle mani degli chef locali, trovano una combinazione sorprendente. A Scilla, invece, si sperimenta con gli hamburger di pesce spada, le polpette con salsa all’aglio e menta e i triangoli di pasta ripieni alla ghiotta.
Dal Gran Galà al Presidio Slow Food: una tradizione che si rinnova
Ogni anno, tra fine luglio e inizio agosto, Bagnara celebra il pesce spada con il Gran Galà del Pescespada, un evento nato nel 1965 grazie alle donne del paese che cucinavano per tutti in piazza Matteotti. Da allora la sagra è cresciuta fino a richiamare oltre cinquemila visitatori ogni edizione, tra degustazioni, spettacoli di musica popolare e momenti di approfondimento sulla tradizione marinara. Anche Scilla ha la propria Sagra del Pesce Spada, che coincide con il picco della stagione estiva tra fine luglio e agosto.
Nel maggio 2024, la pesca tradizionale dello Stretto di Messina è diventata Presidio Slow Food. Il riconoscimento tutela le tecniche artigianali — la feluca, il tremaglio, le nasse — come patrimonio culturale e ambientale. A guidare l’Associazione Pescatori Feluca dello Stretto c’è Antonella Donato, pescatrice e comandante di equipaggio, che dopo una laurea e una carriera nell’hospitality ha scelto di tornare in mare.
Il Presidio riunisce undici società di pescatori tra la costa calabrese e quella siciliana, con undici feluche attive. La pesca con la feluca è considerata sostenibile: selettiva, stagionale, a basso impatto. Niente spadare, le grandi reti industriali oggi vietate. Solo l’arpione, il mare e la pazienza.
Come arrivare e cosa vedere tra Bagnara e Scilla
Bagnara e Scilla distano tra loro circa quindici chilometri lungo la statale 18 o l’autostrada A3 (uscite Bagnara Calabra e Scilla). In treno, entrambe le stazioni sono servite dalla linea regionale. L’aeroporto più vicino è il Tito Minniti di Reggio Calabria, a circa trenta chilometri da Scilla.
A Bagnara, nel centro storico sopravvive la Torre Aragonese del XV secolo, unica testimonianza della Bagnara precedente al terremoto del 1908. La Chiesa del Carmine e il Castello Ducale Ruffo offrono vedute panoramiche. Dal colle parte il Sentiero Marturano, che riporta in marina attraverso un percorso nel verde.
A Scilla, dopo la visita al Castello Ruffo, si sale a Piazza San Rocco dove si trova la Statua di Scilla — la Sirenetta del borgo — con un affaccio sullo Stretto. Da lì si scende verso Chianalea per la passeggiata tra i vicoli dei pescatori e la tappa al panino con lo spada. Per chi cerca il mare, Marina Grande offre una spiaggia lunga con i lidi attrezzati e la vista sul castello.
Da Bagnara e Scilla, la Costa Viola si estende verso Palmi a nord, con spiagge, calette e fondali dove l’alga viola che dà il nome alla costa colora le rocce sottomarine.
Domande Frequenti
Quando si pesca il pesce spada a Bagnara Calabra e Scilla?
La stagione della pesca del pesce spada nello Stretto di Messina va da aprile a settembre. Lungo la costa calabrese, tra Bagnara e Scilla, le battute con la feluca si concentrano tra aprile e giugno, quando il pesce migra verso sud seguendo la corrente. Da luglio in poi la pesca si sposta verso la sponda siciliana.
Cos'è la feluca usata per pescare il pesce spada?
La feluca è l’imbarcazione tradizionale utilizzata per la pesca del pesce spada nello Stretto di Messina. È dotata di una torre centrale alta fino a 22 metri, sulla cui cima si posiziona l’avvistatore, e di una lunga passerella a traliccio (fino a 35 metri) che sporge dalla prua, dalla quale il fiocinatore lancia l’arpione. Dal maggio 2024 la pesca con la feluca è Presidio Slow Food.
Si può visitare il Castello Ruffo di Scilla?
Sì, il Castello Ruffo di Scilla è aperto ai visitatori. All’interno si possono vedere le sale restaurate — cucine, scuderie, sala d’armi — e materiali che documentano la tradizione della pesca del pesce spada. Il castello ospita anche mostre ed eventi culturali. Dalla cima si gode una vista panoramica sullo Stretto, sulla Sicilia e su Chianalea. Il costo del biglietto è di pochi euro. Si consiglia di verificare gli orari aggiornati, che variano tra estate e inverno.
Dove mangiare il panino col pesce spada a Scilla?
Il panino col pesce spada si trova in quasi tutti i locali di Chianalea e nei lidi di Marina Grande. Tra i più noti c’è il Civico 5, paninoteca nel cuore di Chianalea premiata dalla Guida Street Food del Gambero Rosso, dove il pesce spada grigliato viene servito in ciabatta con salmoriglio. Anche chioschi e ristoranti sul lungomare propongono la propria versione. Il panino si trova facilmente da aprile a ottobre.
Quando si svolge il Gran Galà del Pesce Spada a Bagnara?
Il Gran Galà del Pescespada si tiene ogni anno tra fine luglio e inizio agosto in Piazza Matteotti a Bagnara Calabra. L’evento, nato nel 1965, prevede degustazioni di piatti a base di pesce spada, spettacoli musicali e momenti culturali. Per il programma aggiornato consultare la pagina Facebook della Pro Loco di Bagnara. Anche Scilla organizza una Sagra del Pesce Spada nel periodo di agosto.
Chi erano le bagnarote?
Le bagnarote erano le donne di Bagnara Calabra che si occupavano della vendita del pesce e dei prodotti locali, trasportando le merci in grandi ceste di vimini in equilibrio sulla testa verso i mercati dell’entroterra. Erano note per la loro forza, indipendenza e abilità nel commercio. La cantautrice Mia Martini, nata a Bagnara, amava definirsi una bagnarota.
Come arrivare a Bagnara Calabra e Scilla?
In auto si esce dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria al casello di Bagnara Calabra o Scilla. In treno, entrambe le stazioni sono sulla linea regionale tirrenica. Gli aeroporti più vicini sono Reggio Calabria (30 km da Scilla) e Lamezia Terme (140 km). Le due località distano tra loro circa 15 minuti in auto.





